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L'esperto risponde

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In questa sezione potrai trovare alcuni consigli dati ad imprenditori su loro specifiche domande. Clicca sulla domanda per leggere la risposta data dai nostri consulenti.
Anche tu puoi chiederci un consiglio,saremo felici di aiutarti.
Potrai decidere comunque se far pubblicare la domanda sul nostro sito o avere una risposta in forma privata.


D: Buongiorno, mi hanno proposto di diventare un libero professionista e di aprire una partita iva. Mi potreste dire cosa dovrei fatturare per avere un reddito netto di circa € 28.000 annui? Che cosa potrei detrarre a parte la macchina, il telefono e la benzina? Quanto "riparmierei" in effetti degli importi messi in detrazione?
Grazie

Scritto da Massimo


Buonasera Signor Massimo, per poter rispondere precisamente al Suo quesito, avrei bisogno di alcune informazioni, come ad esempio che tipo di attività andrà a svolgere, se dovra' iscriversi alla gestione separata inps oppure ha una cassa di previdenza legata ad una iscrizione ad un albo professionale, diversa è inoltre è la tassazione se andrà a svolgere una attività di libero professionista o Agente di Commercio per quanto riguarda la tipologia di costi che può portarsi in deduzione da reddito, oltre a quelli indicati da Lei, rientrano tutto ciò che è inerente alla Sua attività, quindi a titolo di esempio, l'acquisto di un pc, canone di abbonamento adsl, spese di viaggio (alberghi e ristoranti, sempre per soggiorni e pasti svolti all'interno della Sua attività), le varie utenze legate al luogo dove svolgerà la Sua attività, consulenze come ad esempio il compenso al commercialista, acquisto di cancelleria ecc.
Se mi vorrà fornire le informazioni di cui sopra sarò ben lieto di prepararle una simulazione sulla tassazione al quale andrà incontro. Nel frattempo la saluto cordialmente.
Dr. Leonardo Gitto

D: Salve,sono la sig Lucia,un amico mi ha proposto di entrare in societa' al 50% nella sua azienda,un albergo con ristorante pizzeria sul lago di Garda,vorrei sapere che tipo di ricerche fare per conoscere lo stato attuale dell'azienda incluso il guadagno annuo e il valore dell'albergo.Grazie mille
Scritto da Lucia


Gentile Signora Lucia, innanzitutto desideriamo ringraziarLa per aver visitato il nostro sito ed ancor più per aver richiesto un consiglio professionale.
Venendo subito al tema da Lei proposto, potrebbe intanto cominciare con una valutazione sensoriale che solo Lei può fare chiedendosi la vera motivazione, espressa o recondita, per cui il Suo amico Le ha proposto l'investimento; questo perché non capita spesso che un imprenditore abbia l'umiltà di chiedere un aiuto esterno, soprattutto ad un amico, oppure che voglia regalare spontaneamente parte dei suoi profitti. Certo è possibile che sia mosso da uno slancio di generosità nei Suoi confronti e che voglia condividere con Lei i suoi successi, ma solitamente le ragioni sono molto più prosaiche.
Un primo motivo, il migliore, potrebbe essere che l'attività è cresciuta molto in fretta e che abbia bisogno di una persona di provata fiducia e capacità che possa coadiuvarlo nella gestione quotidiana, così da consolidare e possibilmente moltiplicare il successo imprenditoriale fin qui ottenuto; in questo caso i documenti da controllare sono ovviamente gli ultimi bilanci (facendo attenzione anche a considerare eventuali partite non esposte.....) e la reale situazione finanziaria, cioè la vera consistenza di cassa e banche oltre all'esposizione debitoria verso terzi sia di breve che di lungo termine (fornitori, mutui, scoperti di c/c, etc.).
A questo punto valuti se il Suo investimento, cioè il prezzo richiesto, possa ragionevolmente essere recuperato in non più di cinque anni anche alla luce di eventuali future variazioni sostanziali o congiunturali del mercato di riferimento e scelga se accettare o no l'offerta.
Una seconda infausta possibilità potrebbe essere che l'attività non va poi così bene, per cui il Suo amico spera di migliorarne i parametri di economicità e solidità apportando nuovo capitale di rischio; in questa ipotesi, oltre a tutto quanto suesposto, dovrebbe anche valutare quale reale miglioramento organizzativo e reddituale potrebbe apportare il Suo ingresso nell'organico e quali potrebbero essere i risvolti dovuti alla definizione dei rapporti di forza nella nuova compagine societaria. Per essere più espliciti, il Suo ingresso in società servirebbe a colmare delle lacune organizzative in modo da ottenere un vantaggio di profitto, oppure si rischia soltanto una momentanea ma non risolutiva iniezione di nuove risorse finanziarie che di certo non risolvono la continua erosione di capitale dovuta ad un errore strategico di fondo?
La generalità della Sua domanda non ci consente di essere più esaustivi e ce ne scusiamo, ma per ora prenda questa risposta interlocutoria come un monito a valutare sempre molto attentamente e professionalmente ogni opportunità di business: se costruisce su fondamenta incerte, nella migliore delle ipotesi non riuscirà mai a raggiungere pienamente gli obiettivi fissati o anche solo sperati.
La invitiamo pertanto a contattarci direttamente per un consulto più approfondito e dettagliato che saremo lieti di fornirLe.
Saluti e auguri sinceri

D: Salve sono il Sig. Dario, ho un azienda che produce e vende materiale per serramentisti nella zona di Roma Nord. La mia domanda consiste nel fatto che da tempo ho iniziato una ristrutturazione dell’intera organizzazione interna al fine di tagliare alcuni costi superflui, volevo chiedervi se tra questi posso considerare anche il reparto amministrativo, facendola fare da strutture esterne. Grazie.
Scritto da Dario


Salve Sig.Dario, il reparto amministrazione in qualsiasi azienda strutturata come la sua rappresenta uno dei settori strategici, dell’intero ciclo produttivo è il fulcro di tutto il flusso sintetico delle informazioni di un’azienda di produzione.

Rappresenta il punto logico di partenza per conoscere e comprendere la dinamica aziendale, conoscere la consistenza dei mezzi finanziari e quantitativi disponibili per lo svolgimento dei vari processi produttivi e nel stabilire budget e strategie future.

Tutto queste informazioni le consentono di verificare le varie performance dei vari reparti e facilitare le decisioni da dover prendere.

La possiamo definire un po’ come la spina dorsale di qualsiasi azienda. Qualsiasi progetto o idea senza una buona gestione amministrativa viene vanificata.

Ma la sua domanda non è superflua molte aziende oggi tendono a esternalizzare tra i vari reparti anche quello amministrativo, ma qui dipende da lei se preferisce essere il titolare di una scuderia vincente e unica. ( La Ferrari il motore come ogni altro componente lo fa in casa tutto il Know how è interno e le permettere di essere una scuderia unica) o un imprenditore che ha come unico obiettivo la massimizzazione dei profitti a breve termine.

D: Salve, la mia azienda produce prodotti alimentari e più di ogni altra azienda di produzione sento il bisogno di garantire ai mie clienti la qualità di quello che produco.

Cosa posso fare per far conoscere ai clienti la bontà dei mie prodotti e distinguermi da chi produce solo per il profitto? La Certificazione ISO può bastare?. Grazie

Scritto da Michele


Lo scenario economico attuale è caratterizzato da una competizione crescente che coinvolge tutti gli aspetti dell’impresa; e la qualità è la risposta più forte ai bisogni del mercato e dei consumatori nell’era della globalizzazione.
Al 30/04/2008 le aziende certificate in Italia erano pari a 127220 (dati Sincert), quelle del settore alimentare (settore EA3 e EA 1) 4938, con un peso, rispetto al totale delle aziende certificate pari al 3,9%. Considerando che la maggioranza delle imprese che opera nel settore è costituito da PMI, l’alta qualità e la valorizzazione di prodotti tradizionali garantiti (es. Dop, Igp, biologico ecc.), sono l’unico mezzo per rimanere competitivi e fronteggiare la sempre maggiore concorrenza dei paesi emergenti, oggi in particolare della Cina, i cui prodotti invadono i mercati europei con prezzi altamente competitivi ma con una qualità decisamente inferiore.
 Inoltre l'atteggiamento del consumatore, nei confronti del prodotto alimentare è fortemente cambiato, dovuto ai recenti scandali che hanno colpito questo settore, è cresciuta la richiesta di sicurezza e di qualità ed una maggiore informazione sui prodotti che si acquistano.
La certificazione quindi, può avere indubbiamente una valenza strategica per l’azienda; ciò dipende dall’approccio strategico e culturale del management, dal mercato dove essa opera e dagli obiettivi strategici generali che si pone. Le imprese dalla certificazione ISO 9000 non ottengono esclusivamente benefici economici, o di mercato, ma possano anche ricavarne vantaggi in termini di organizzazione interna, riduzione dei difetti e degli scarti e maggiore coinvolgimento delle persone e un miglioramento dell’immagine dei propri prodotti.
Ma non si può parlare di qualità certificata che non sia efficacemente controllata all'interno dell'impresa (autocertificazione) e/o da enti terzi (ruolo del pubblico nel processo di valorizzazione) e se, soprattutto, le caratteristiche certificate non vengono opportunamente comunicate al consumatore.

Le “pecore nere”, purtroppo, ci sono ovunque, anche fra milioni di onesti imprenditori, poche ma in grado di innescare, con la loro corsa al business in barba alle regole, una reazione negativa del mercato in grado di ripercuotersi su interi settori. E, per colpa di pochi, tanti pagano o rischiano di pagare.
D: Vorrei dei consigli sui criteri da adottare per selezionare il personale. La mia scelta era basata unicamente sui loro risultati scolastici.
Scritto da Vincenzo


Un consiglio che mi sento di darti quando selezioni le persone è quello di basare l’attenzione non solo sui risultati accademici, ma sui lavori che ha fatto e i tempi che sono durati sia gli studi che le esperienze professionali. Le mansioni di un nuovo lavoro se ci sono le basi e la volontà si imparano in fretta, l’importante che la persona che entrerà nella tua azienda condivida i tuoi valori e punti di vista sull’azienda che avrà l’opportunità di rappresentare .
D: vorrei sapere come posso fare a motivare di più i miei operai, ce ne sono alcuni che rendono veramente poco
Scritto da Paola


Quasi sempre accade che all’interno di un gruppo di lavoro siano presenti dei collaboratori che, in modo del tutto spontaneo, sono motivati, precisi e ben organizzati nello svolgere il proprio lavoro. Allo stesso modo accade che siano presenti invece soggetti che svolgono il proprio lavoro con poca cura, mal sopportano gli ordini che gli vengono impartiti, si danno spesso malati o comunque sono spesso assenti.
Questi riportati sono due esempi estremi della tipologia di collaboratori che potremmo incontrare nella nostra azienda, quando incontriamo delle persone che appartengono alla seconda categoria di collaboratori spesso non significa che ci troviamo davanti a persone cattive, ma sicuramente vuol dire che ci troviamo davanti a persone che sono state gestite in modo cattivo.
È necessario partire sempre dal presupposto che ogni nostro collaboratore è un individuo diverso da tutti gli altri, che nutre aspettative diverse, che ha bisogni diversi e soprattutto che ama essere gestito e relazionarsi in maniera diversa.

Quindi quando ci troviamo davanti a un collaboratore poco efficace dobbiamo innanzitutto fermarci con lui e cercare di capire quale è il problema che ne condiziona l’operato, se di natura organizzativa, contrattuale, relazionale o personale e poi insieme a lui cercare di risolverlo, sicuramente, fatto questo, potremo osservare un netto miglioramento della sua produttività.
D: Vorrei sapere come mai dai conti del mio Commercialista risulta che anche quest’anno devo pagare un bel po’ di tasse varie ed invece ho sempre problemi di liquidità. Per quanto ne so le tasse si pagano sul reddito d’impresa, ma allora perché di questo reddito non mi resta niente?
Scritto da Giovanni


Caro amico, le spiegazioni possono essere diverse e dipendono dalla situazione economica e finanziaria della Sua azienda. Un primo motivo di questa palese discordanza potrebbe essere nel fatto che il reddito prodotto non è momentaneamente disponibile. Di solito l’imprenditore che non tiene sotto controllo continuo i propri conti, percepisce soltanto la dimensione finanziaria dell’azienda, ovvero il flusso delle entrate e delle uscite monetarie di qualsiasi tipologia ed estrazione; invece la tassazione riguarda l’aspetto economico, cioè la produzione di reddito e quindi (mi passi la grossolana semplificazione per non entrare nei dettagli delle varie tipologie di imposte) quanto risulta dal saldo netto tra la valorizzazione della produzione in uscita (Ricavi) ed il valore dei fattori produttivi in entrata (Costi). In pratica, basta che i crediti verso i clienti siano cresciuti o che i rimborsi di vecchi debiti di finanziamento siano superiori al reddito prodotto ed ecco che le risorse monetarie correnti non sono più sufficienti neanche a pagare le imposte. Altro motivo potrebbe essere che lei ha già utilizzato per le esigenze private tutto il reddito prodotto o anche di più: non è raro l’errore commesso dagli imprenditori di scambiare i Ricavi con il Reddito!
Ovviamente possono esserci altre motivazioni, ma queste sono fra le più comuni.
Se ha bisogno di approfondire l’argomento o gradirebbe altre delucidazioni, ci contatti direttamente e la serviremo con piacere

D: Egregio Dottore, ho un laboratorio artigianale di panificazione e produco quasi tutti i tipi di pane e pasticceria da forno. Nonostante distribuisco direttamente i miei prodotti nella mia zona e quindi dovrei guadagnare di più perché salto il passaggio degli intermediari commerciali, da almeno cinque anni vedo che gli utili si riducono sempre di più e a stento ormai riesco a mantenere in vita la mia azienda. Che succede? Perché prima, con la stessa struttura e producendo le stesse cose per lo stesso mercato, riuscivo a vivere bene e ad avere anche la possibilità di pensare a crescere?
Scritto da Francesco


Caro imprenditore, il punto è che non è più lo stesso mercato! Oggi qualsiasi settore è affollato di concorrenti diretti ed indiretti, grandi e piccoli, che seguono le regole oppure no. In un ambiente competitivo così turbolento e selettivo non si può andare avanti per inerzia gestionale, cioè affidarsi solo all’esperienza ed a quello che si è sempre fatto; in un settore come quello della panificazione, per esempio, bisognerebbe elaborare continuamente delle analisi di economicità sia nelle diverse fasi della filiera (produzione e distribuzione, nel suo caso), sia nelle tipologie di produzione e finanche nei singoli prodotti. Ogni azienda dovrebbe conoscere con la massima precisione possibile la reale attribuzione dei costi ad ogni singolo prodotto, cioè quanto effettivamente produce in termini di marginalità ogni singola vendita. Si tratta di un discorso complesso che non può essere esaurito in questa sede, ma per fornirle qualche indicazione le dirò che dovrebbe istituire immediatamente un sistema di Controllo di Gestione piuttosto dettagliato, così da individuare le attività, le produzioni ed i prodotti che apportano più o meno beneficio in azienda e come, se possibile, trovare un modello produttivo o di gestione che minimizzi i costi senza deprimere le vendite. Ripeto, è sicuramente un’attività abbastanza complessa, ma nei mercati attuali l’improvvisazione, l’approssimazione e la cecità nel controllo portano solo, prima o poi, alla rovina

D: Vorrei migliorare la mia organizzazione, ho l’impressione di non ottenere tanto quanto è lo sforzo e l’impegno che quotidianamente metto in azienda. Consigli?
Scritto da Francesco


Credo debba essere veramente dura lavorare 12 ore consecutivamente, impegnandosi al massimo, e poi uscire dall’azienda con la sensazione di “non aver concluso niente” o quanto meno di non aver prodotto i risultati attesi.
Purtroppo questa sensazione, e il conseguente stato di malessere, attanaglia molti imprenditori, che nonostante gli sforzi profusi, non si vedono gratificati con il giusto livello di utili o il riconoscimento dei propri collaboratori.
Questa sensazione attaglia tutti gli imprenditori che relegano una scarsa importanza agli aspetti dell’organizzazione del lavoro e del sistema relazionale, che spesso rappresentano un patrimonio intangibile nell’azienda e per questo viene scarsamente considerato.

In realtà prestare la dovuta attenzione in modo sistematico e costante, sia all’organizzazione scientifica del lavoro che al flusso delle comunicazioni formali e informali, consente di aumentare la produzione, limitare gli sprechi e ridurre i tempi morti, ovvero consente di migliorare in modo tangibile la performance complessiva dell’azienda.
D: Ho un collaboratore che da anni lavora con noi, è uno fedele all’azienda, sempre disponibile, non si tira mai indietro quando c’è da lavorare, è uno onesto, ma ultimamente fa tanti sbagli. Glielo faccio notare, gli dico di stare attento, basta un po’ di attenzione. mi risponde che ha capito ma poi sbaglia di nuovo. Non so più cosa fare, anche i colleghi si lamentano e lo rimproverano e lui invece di cambiare fa peggio. Come faccio a fargli capire quello che deve fare?
Scritto da Riccardo


bene le faccio io una domanda: quante volte ha notato ed evidenziato ultimamente le cose fatte bene dal suo collaboratore? Le faccio questa domanda perché in effetti diamo tutti per scontato che le cose debbano andare bene, ed essere ben fatte e quindi non diamo apprezzamento a chi svolge correttamente il suo lavoro. per contro siamo subito pronti a puntare il dito e rimproverare quando qualcosa non va. Ci rifletta un po’ su, lo facciamo anche con noi stessi.
Bene in queste situazioni dobbiamo ricordare che le persone imparano meglio, sono più motivate e più produttive quando ottengono risultati. con il suo collaboratore faccia così: trovi una cosa ben fatta, gli dia apprezzamento per questo e poi gli chieda se nota qualcosa di strano nell’altra (quella sbagliata). Faccia in modo che sia lui a scoprire l’errore e a quel punto gli chieda cosa pensa di fare. È matematico che le risponderà che rimedia subito. Lo metta in condizione di rimediare all’errore. Il segreto sta nel far prendere responsabilità al suo collaboratore dell’errore fatto e di dargli l’opportunità di rimediare. Rimediare ad un errore commesso ci fa sentire più bravi, non ci svilisce, affrontiamo a testa alta la situazione, impariamo dai nostri errori e non li ripetiamo.

D: Ho una bella azienda con un discreto fatturato, ho una bella famiglia, una discreta posizione sociale, ma a pensarci bene non sono soddisfatto, faccio fatica ad entrare in azienda motivato eppure i risultati ci sono. Perché mi succede?
Scritto da Roberto


Nonostante i risultati c’è un senso di vuoto. In effetti ciò accade ed è anche frequente. Dipende dal fatto che non abbiamo individuato la nostra vera “missione”. Sì, possiamo avere guadagni strepitosi, una famiglia stupenda, tanti amici, hobby, ed essere insoddisfatti. Se ciò accade fermiamoci a riflettere sulla nostra missione, quella che ci faceva sognare, quella che dà un senso alla nostra vita e a tutto ciò che facciamo.
Se lo facciamo, automaticamente ci dedichiamo alle cose importanti per noi. In ogni momento sappiamo scegliere tra la cosa fatta per urgenza o dovere e tra quella che invece è per noi assolutamente importante perché ci avvicina ai nostri obiettivi, rispetta la nostra missione. Allora non ci pesa fare, anzi siamo sempre più motivati, perché abbiamo fatto un altro passo verso la nostra autorealizzazione.

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